Biografia

In campo artistico, e attraverso i tempi, il cavallo è stato raffigurato non solo come indispensabile "accessorio" (specialmente come cavalcatura di sovrani e condottieri), ma anche come "personaggio" chiamato a far parte di scene mitologiche o comunque fantastiche. E non solo. A molti artisti il cavallo è servito anche come interprete di fantasie allegoriche: basti pensare ai cavalli del Sole, a Pegaso, al Liocorno per rammentare, sia pure con gli occhi della mente, un'infinità di scene che ci sono familiari. Ma vi sono artisti che usano l'argomento equestre anche per "interpretarlo" magari con una tecnica tridimensionale unica nel suo genere, come fa la pittrice Mariella Sciascera, utilizzando esclusivamente, anche su tele di grandi dimensioni, minuscoli pennelli con la punta di qualche millimetro, oppure per servirsene per rappresentare una strada fatta di immagini di fantasia e sogno. Che in realtà testimoniano la creazione di qualcosa che è più reale della stessa realtà e talvolta permettono di far affiorare ciò che è profondamente sepolto nell'inconscio, come avviene negli oli su tela realizzati dopo un sogno di Mirò.

È una sorta di affinità latente nell'artista-uomo (ovviamente intendendo come tale anche la donna, si capisce): nel senso che è più facile venga in mente di dipingere o scolpire un cavallo che si ribella piuttosto che qualsiasi altro animale. Ed è in questa categoria di artisti che si inserisce a pieno titolo Mariella Sciascera. Romana, giovane madre di due figli, la Sciascera ha seguito un percorso comune a tanti artisti: pur desiderandolo ardentemente, non le riuscì di seguire studi artistici accademici dovendo adattarsi verso altre sponde. Ma l'attitudine, la passione, la volontà, addirittura la dedizione ad un sogno vitale non possono venire smorzati da alcuna forza contraria: anzi, probabilmente ne trae maggior forza l'anelito a realizzarsi. E così è stato per Mariella, che, dopo una prima mostra nel 1984 a Pavona (Albano Laziale, dove vive), ne ha fatte seguire numerose altre: di grande impegno soprattutto quelle del 1990 - 91- 92 a Spoleto, inserita nell'ambito del "Festival dei Due Mondi". E nel marzo 1995 la mostra tenuta alla galleria "Thelesma" di Roma con il patrocinio dell'U.N.I.R.E. (Unione Nazionale Incremento Razze Equine). . L'artista romana è una ammiratrice, e non per caso, del grande "Caravaggio" ed ha come lui le stesse paure del brutto, cercando sempre la verità così come appare. Inoltre essendo anche molto religiosa fa di tutto per fare apparire i più reali e tangibili le sue opere. La luce che pervade i suoi quadri è quasi abbagliante e fa risaltare tutta la singolare scena dipinta con una franchezza senza compromessi. E tanta la grazie e tanta la bellezza delle immagini dipinte che possiamo comprendere benissimo come il pensiero di Mariella Sciascera corre poi verso la tela….. Così come avviene nel grande ritratto (olio su tela) riproducente Rita Levi Montalcini, esposto nella sala presidenziale del CNR a Roma. Quì vanno piuttosto, seppure succintamente, presentate le sue opere dedicate al cavallo. In occasione del 150° anniversario della carica di Pastrengo, la pittrice Mariella Sciascera ha realizzato un'opera di grandi dimensioni raffigurante la carica di ieri e di oggi. Nell'opera, l'artista è riuscita a rendere visibile l'impeto travolgente dei cavalli al galoppo e dei Carabinieri protesi in avanti con le sciabole sguainate. Guardando il dipinto si ha la sensazione di udire lo scalpito degli zoccoli dei quadrupedi sul terreno polveroso e le note acute delle trombe che suonano la carica. Il quadro è stato collocato nella sede del nuovo comando del Reggimento Carabinieri a Cavallo e fa la mostra di sé nella Caserma "Salvo d'Acquisto" sede della Divisione Carabinieri Unità Mobili e Speciali "Palidoro (Roma). Perché allora il cavallo? Perché questa scelta? Anzitutto, afferma decisa l'interessata, perché è insita nell'animale quella forza che istintivamente porta al pensiero, anzi all'anelito della libertà: e lo confermano i due cavalli che con irruenza saltano e addirittura spezzano le catene. Andrà forse a finire che la chiameranno "Mariella dei cavalli". Perchè in effetti la pittrice romana Mariella Sciascera, dopo una serie di mostre e di articoli, pur disponendo di molte frecce al suo arco ispirativo, è andata via via incrementando la passione, che risale all'infanzia, per i cavalli e di conseguenza per riportarli sulla tela.

I cavalli di Mariella sono sempre molto realistici, cioè vivi: e non si tratta di un figurativismo puro e semplice (che sarebbe comunque accettabile) bensì della necessità, forse inconscia ma prepotente, di voler "vedere" e di voler "mostrare" un cavallo come è e non come potrebbe apparire nella fantasia. Anche quando l'artista si abbandona al sogno e l'ha fatto nel gaudente Bacco come pure in altre opere rappresentanti figure mitologiche è sempre un sogno ad occhi aperti: dove i contorni degli animali, delle persone e delle cose hanno una loro precisa fisionomia, comunicano evidentemente uno stato d'animo, un desiderio, una rinuncia. Prendete, ad esempio, l'olio raffigurante due cavalli, un grigio e uno baio: può risultare facile attribuire pensieri, addirittura intenzioni umane ai due animali: un uomo (il grigio) e una donna (la baia) che si separano e si allontanano, il maschio trionfante per essersi liberato dei finimenti costrittivi, la femmina che invece se ne va avvilita con la capezza e la lunghina penzolante. Così come riveste grande significato simbolico, e pure liberatorio, il dipinto ad olio intitolato "La conoscenza, l'uomo e l'infinito", nel quale si vede un giovanissimo arciere che, sicuro in piedi sulla groppa di uno slanciato destriero bianco, sta per scagliare il suo dardo. E questa interpretazione non è certo forzata, si sa che i simbolismi hanno sempre permeato ogni forma d'arte. Più di recente Mariella Sciascera si sta distinguendo per un'altra caratteristica, quella di ritrattista di cavalli. Chi, possedendo un cavallo, non ne conserva almeno una fotografia? Ma quanto più suggestivo sarebbe possedere un bel quadro raffigurante l'amato equino, così come usavano i signori del Rinascimento (anche perchè godevano della presenza di pittori che noi oggi veneriamo). La pittrice romana si è proprio dedicata a questa sorta di specializzazione, che non è ancora molto frequente ma è destinata a prendere piede.In campo artistico, e attraverso i tempi, il cavallo è stato raffigurato non solo come indispensabile "accessorio" (specialmente come cavalcatura di sovrani e condottieri), ma anche come "personaggio" chiamato a far parte di scene mitologiche o comunque fantastiche. E non solo. A molti artisti il cavallo è servito anche come interprete di fantasie allegoriche: basti pensare ai cavalli del Sole, a Pegaso, al Liocorno per rammentare, sia pure con gli occhi della mente, un'infinità di scene che ci sono familiari. Ma vi sono artisti che usano l'argomento equestre anche per "interpretarlo" magari con una tecnica tridimensionale unica nel suo genere, come fa la pittrice Mariella Sciascera, utilizzando esclusivamente, anche su tele di grandi dimensioni, minuscoli pennelli con la punta di qualche millimetro, oppure per servirsene per rappresentare una strada fatta di immagini di fantasia e sogno. Che in realtà testimoniano la creazione di qualcosa che è più reale della stessa realtà e talvolta permettono di far affiorare ciò che è profondamente sepolto nell'inconscio, come avviene negli oli su tela realizzati dopo un sogno di Mirò. È una sorta di affinità latente nell'artista-uomo (ovviamente intendendo come tale anche la donna, si capisce): nel senso che è più facile venga in mente di dipingere o scolpire un cavallo che si ribella piuttosto che qualsiasi altro animale. Ed è in questa categoria di artisti che si inserisce a pieno titolo Mariella Sciascera. Romana, giovane madre di due figli, la Sciascera ha seguito un percorso comune a tanti artisti: pur desiderandolo ardentemente, non le riuscì di seguire studi artistici accademici dovendo adattarsi verso altre sponde. Ma l'attitudine, la passione, la volontà, addirittura la dedizione ad un sogno vitale non possono venire smorzati da alcuna forza contraria: anzi, probabilmente ne trae maggior forza l'anelito a realizzarsi. E così è stato per Mariella, che, dopo una prima mostra nel 1984 a Pavona (Albano Laziale, dove vive), ne ha fatte seguire numerose altre: di grande impegno soprattutto quelle del 1990 - 91- 92 a Spoleto, inserita nell'ambito del "Festival dei Due Mondi". E nel marzo 1995 la mostra tenuta alla galleria "Thelesma" di Roma con il patrocinio dell'U.N.I.R.E. (Unione Nazionale Incremento Razze Equine). . L'artista romana è una ammiratrice, e non per caso, del grande "Caravaggio" ed ha come lui le stesse paure del brutto, cercando sempre la verità così come appare. Inoltre essendo anche molto religiosa fa di tutto per fare apparire i più reali e tangibili le sue opere. La luce che pervade i suoi quadri è quasi abbagliante e fa risaltare tutta la singolare scena dipinta con una franchezza senza compromessi. E tanta la grazie e tanta la bellezza delle immagini dipinte che possiamo comprendere benissimo come il pensiero di Mariella Sciascera corre poi verso la tela….. Così come avviene nel grande ritratto (olio su tela) riproducente Rita Levi Montalcini, esposto nella sala presidenziale del CNR a Roma. Quì vanno piuttosto, seppure succintamente, presentate le sue opere dedicate al cavallo. In occasione del 150° anniversario della carica di Pastrengo, la pittrice Mariella Sciascera ha realizzato un'opera di grandi dimensioni raffigurante la carica di ieri e di oggi. Nell'opera, l'artista è riuscita a rendere visibile l'impeto travolgente dei cavalli al galoppo e dei Carabinieri protesi in avanti con le sciabole sguainate. Guardando il dipinto si ha la sensazione di udire lo scalpito degli zoccoli dei quadrupedi sul terreno polveroso e le note acute delle trombe che suonano la carica. Il quadro è stato collocato nella sede del nuovo comando del Reggimento Carabinieri a Cavallo e fa la mostra di sé nella Caserma "Salvo d'Acquisto" sede della Divisione Carabinieri Unità Mobili e Speciali "Palidoro (Roma). Perché allora il cavallo? Perché questa scelta? Anzitutto, afferma decisa l'interessata, perché è insita nell'animale quella forza che istintivamente porta al pensiero, anzi all'anelito della libertà: e lo confermano i due cavalli che con irruenza saltano e addirittura spezzano le catene. Andrà forse a finire che la chiameranno "Mariella dei cavalli". Perchè in effetti la pittrice romana Mariella Sciascera, dopo una serie di mostre e di articoli, pur disponendo di molte frecce al suo arco ispirativo, è andata via via incrementando la passione, che risale all'infanzia, per i cavalli e di conseguenza per riportarli sulla tela. I cavalli di Mariella sono sempre molto realistici, cioè vivi: e non si tratta di un figurativismo puro e semplice (che sarebbe comunque accettabile) bensì della necessità, forse inconscia ma prepotente, di voler "vedere" e di voler "mostrare" un cavallo come è e non come potrebbe apparire nella fantasia. Anche quando l'artista si abbandona al sogno e l'ha fatto nel gaudente Bacco come pure in altre opere rappresentanti figure mitologiche è sempre un sogno ad occhi aperti: dove i contorni degli animali, delle persone e delle cose hanno una loro precisa fisionomia, comunicano evidentemente uno stato d'animo, un desiderio, una rinuncia. Prendete, ad esempio, l'olio raffigurante due cavalli, un grigio e uno baio: può risultare facile attribuire pensieri, addirittura intenzioni umane ai due animali: un uomo (il grigio) e una donna (la baia) che si separano e si allontanano, il maschio trionfante per essersi liberato dei finimenti costrittivi, la femmina che invece se ne va avvilita con la capezza e la lunghina penzolante. Così come riveste grande significato simbolico, e pure liberatorio, il dipinto ad olio intitolato "La conoscenza, l'uomo e l'infinito", nel quale si vede un giovanissimo arciere che, sicuro in piedi sulla groppa di uno slanciato destriero bianco, sta per scagliare il suo dardo. E questa interpretazione non è certo forzata, si sa che i simbolismi hanno sempre permeato ogni forma d'arte. Più di recente Mariella Sciascera si sta distinguendo per un'altra caratteristica, quella di ritrattista di cavalli. Chi, possedendo un cavallo, non ne conserva almeno una fotografia? Ma quanto più suggestivo sarebbe possedere un bel quadro raffigurante l'amato equino, così come usavano i signori del Rinascimento (anche perchè godevano della presenza di pittori che noi oggi veneriamo). La pittrice romana si è proprio dedicata a questa sorta di specializzazione, che non è ancora molto frequente ma è destinata a prendere piede.

Le foto delle opere sono proprietà esclusiva di Mariella Sciascera
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